Settimio e il suo MacBook con CD Spin Doctor a convertire vinili verso iTunes e iPod.
Dal sito del TG3 tra poco l’edizione online.
Anch'io col mio blog. Ecco.
Settimio e il suo MacBook con CD Spin Doctor a convertire vinili verso iTunes e iPod.
Dal sito del TG3 tra poco l’edizione online.
La vita senza adsl fa scoprire molte cose. Jobs ha annunciato l’iPhone proprio quando ero immerso nelle fondamenta di casa, cosa che escludeva la visione mistica dello streaming del keynote .
Mi ero risolto a vederlo a puntate al lavoro o nella casa diroccata e fredda oppure a cercarlo tutto sgranato su youtube.
E invece, aggiornando i podcast sul portatile, ho trovato il podcast ufficiale del keynote, pieno di recensioni entusiaste e per niente pubblicizzato sulla pagina ufficiale dello streaming.
Trattandosi di 1.21 GB per un podcast ad alta risoluzione la mossa sembra indicare una fase di sperimentazione per Apple nel download dei Keynote: sia per la banda impegnata, ancorché distribuita via Akamai, sia per il rilascio di materiale ufficiale di cui in genere sono gelosissimi.
Il podcast contiene solo un episodio: il keynote di gennaio 2007 ma è possibile abbonarvisi. Segno che forse l’esperimento si ripeterà.
Per l’intanto ho modo di riempire le ore notturne fra le poppate di Ulisse.
Il vecchio detto delle scuole giornalismo (che tutti noi abbiamo imparato su Topolino) recita
Se un cane morde un uomo non fa notizia, se un uomo morde un cane fa notizia.
E se un cane morde e ingoia una tartarughina e questa viene risputata viva?
E’ una delle ragioni per non fare mark read alla cieca di tutti i post di Boing Boing.
Come l’anno scorso ci illuminiamo tutti di meno usando torcetta a led a manovella!
Per chi dice che Twitter è solo un gadget modaiolo: ho letto stamattina, fra gli arretrati di Twitter il suggerimento di Cristian Conti di stamparsi i post interessanti per leggerli offline (di provenienza Lele Dainesi).
Normalmente avrei ignorato il suggerimento: sono sempre online. In questo periodo la mia vita è invece particolarmente offline a causa di mancanza adsl nella casa provvisoria e numero di bimbi raddoppiato.
Non amo stampare le pagine web, amo risparmiare carta (e alberi) e spazio leggendo tutto sul Mac. Per questo motivo il mio NetNewsWire è zeppo di tab aperti che lo rallentano sempre più. Nulla rimane di essi se manca la connessione (niente cache, sembra). La soluzione è quindi presto trovata: farsi una nuova cartella “blog da leggere” sul Desktop e fare un bel PDF dal menu Stampa di NetNewsWire. Ecco qui i miei post da leggere, con tanto di URL conservato nel caso volessi citarli nei miei post (si copiaincolla facilmente da Anteprima o Adobe Reader) e commenti da riempire 35 pagine di carta risparmiata.
Per non parlare dello zoom infinito per alleviare i miei occhi stanchi…
Oggi, però, io, che affermo sempre che sono di simpatie per il centrodestra, continuo a ricevere calci in bocca proprio da loro. Nessuno che riconosca: Banfi è un attore che fa semplicemente il suo lavoro di attore.
[…]
Poi si fanno distinzioni tra laici e cattolici sulle quali io non sono affatto d’accordo: un cattolico, non impegnato nel sacerdozio, non è un laico? Quanti cattolici, per fare solo un esempio, divorziano? Eppure mi pare che la Chiesa non accetti il divorzio.
(Via Lino Banfi.)
Lino Banfi sta migliorando di post in post, dimostrando di aver capito il mezzo e di avere una testa propria. Bravo Lino!
P.S.:… colgo l’occasione per far notare che Nonno Libero era sempre stato poco convincente come comunista ex sindacalista 🙂
Critical mass and social network fatigue « Jon Udell:
How many networks can one person join? How many different identities can one person sanely manage? How many different tagging or photo-uploading or friending protocols can one person deal with?
Recently Gary McGraw echoed Ben Smith’s 1991 observation. “People keep asking me to join the LinkedIn network,” he said, “but I’m already part of a network, it’s called the Internet.”
(Via Jon Udell.)
Un altro bel post sulla proliferazione delle identità in rete e relativi nodi a stella.
Pensavo di essere l’unico ad aver notato che Schindler’s List trasmesso lunedi 29 gennaio 2007 da Rete 4 era privo di interruzioni pubblicitarie e invece mi sbagliavo.
La sera, messi a letto i due pargoli, cerchiamo pigramente qualcosa da vedere sui canali generalisti (nella casa provvisoria siamo senza satellite), a volte così pigramente che quando ci imbattiamo in un film di cui abbiamo il DVD sullo scaffale qui accanto, decidiamo di vederlo direttamente in TV per non alzarci a infilare il disco nel lettore.
Nel caso del film di Spielberg la reazione istintiva è stata inversa: è troppo coinvolgente per vederlo con lo spezzatino che ne farà Rete 4. Un pianto di troppo del neonato Ulisse ci ha trattenuto su quel canale abbastanza tempo da notare che non c’erano interruzioni. Ovviamente abbiamo finito per vederlo tutto.
Confermo che non c’è stata la minima interruzione e che per la gioia di noi cinefili, tutti i titoli di coda sono stati trasmessi integralmente. Resta tuttavia l’impressione che l’operazione sia solo una foglia di fico a copertura della politica editoriale di Rete 4 che tratta i suoi contenuti peggio di Chi o Novella 2000 farcendoli di inserzioni fino alla saturazione (chi scrive è un Colombo-Zombie capace di sorbirsi Emilio Fido tra l’omicidio e le indagini del tenente più stazzonato della storia).
Giunti all’ultimo fotogramma, stemperata la commozione, sembrava che mancasse qualcosa. Infatti mancava qualcosa: i sottotitoli che in Schindler’s List spiegano luoghi e situazioni, per non parlare della dedica finale ai sei milioni di ebrei uccisi a chiusura della scena-documentario in cui i veri ebrei di Schindler accompagnano gli attori a mettere pietre sulla tomba del loro salvatore.
Bel modo di onorare la giornata della memoria.
E già che ci siamo cominciamo a chiamare quel film con l’unico titolo italiano sensato: La Lista di Schindler.
Leggevo il post di LucaS sulla genetica, interessante e invogliante lunga citazione dall’ultimo romanzo di Michael Crichton. Poi ho provato a fare il conteggio delle battute: 5867 secondo BBEdit.
Ma dove trova il tempo? Immaginando che Luca possegga solo la copia cartecea cui noi umani medi possiamo aspirare, si è dovuto ricopiare tutto a mano. Escludo l’uso di scanner + OCR, almeno per la pigrizia di attaccarlo e aprirci il libro sopra. Una decina di minuti per un singolo post, forse il doppio.
Scrivere su un blog ti dà l’illusione che tutto sia “a click away”, istantaneo. Leggi i feed, clicchi sopra, clicci su “post to weblog” e il lavoro sembra fatto. Non lo è: leggere, scorrersi i titoli dei nuovi post, prende un tempo finito diverso da zero, scrivere ancor di più. Non parlo della velocità di battitura, di cui – per bonus razziale – mi trovo ben dotato, parlo invece della velocità di pensiero, della ricerca di quella alone zone (zona di solitudine) in cui le idee smettono di essere un cumulonembo e si depositano sul terreno.
Trovare una alone zone in questo momento della nostra vita è quasi impossibile: con due tornadi di bimbi in casa e una situazione di trasformazione il massimo che posso permettermi è accendere il portatile mentre sorseggio il caffé: 4-5 post letti e un occhio triste sul totale dei post non letti (oltre 4000) e sul totale dei feed che seguo (oltre 500). Probabilmente è ora di fare una scelta drastica, oppure di avvalersi di falcidie automatiche con i filtri di NetNewsWire.
Partecipare alla blogosfera deve essere un’attività rilassante oltre che stimolante. La tentazione di marcare come letti il maggior numero di post possibile, anche nei ritagli di tempo è un’eredità da frequentatore di newsgroup che va dimenticata.
Meglio leggere un post interessante che fare mark read di 100 per vedere calare il numerino sull’icona di NNW. La sfida è trovare quel post interesante…