Visti da dentro

We college students come here to learn Italian, study new things, live on our own outside the American cocoon, experience the culture and form relationships with the people and the country. And Bologna should be the perfect place for this. Umberto Eco is a professor here, at what claims to be the world’s oldest university, and Prime Minister Romano Prodi lives down the street in a rather typical ochre-colored Bolognese house. Plus, a pizza margherita, at under three euros, is one of the most affordable eating pleasures in the world.

Sophie Egan, studentessa di Seattle ventenne vive a Bologna e si sfoga elegantemente del ritorno di immagine del caso Perugia. Un bel modo di sperimentare sulla propria pelle il circo mediatico italiano.

Vorrei avere avuto io a venti anni la lucidità e la compostezza che ha avuto Sophie nello scrivere le sue ragioni al New York Times. Dove si legge tra l’altro una dignitosa consapevolezza del livello del proprio presidente, di avere provocato una guerra e del dollaro basso.

A 20 anni pensavamo di cambiare il mondo. Dimostrando teoremi al matusel.

Brava Sophie. [Via Witt]

Terry Pratchett a Bologna

Terry con cappello in posa classica

Guarda tutte le foto dell’incontro.

Grazie alle segnalazioni di Ilaria e .mau. oltre alla telefonata di Nicoletta ho potuto assistere al primo incontro di Terry Pratchett in Italia.

Update: .mau. ha raccontato l’incontro con Terry a Milano.

La saletta della biblioteca per ragazzi della Sala Borsa era gremita di fan di ogni età. L’occasione è la presentazione di Stelle Cadenti, traduzione italiana di Moving Pictures.

Titoli che non sopporto

Ci sono titoli che non sopporto.

Ci sono i titoli dei film americani tradotti come slogan di telefonini per il piccolo pubblico italiota.

Ci sono i titoli di studio. Il mio mi scordo di usarlo il più delle volte. Il dottorato del resto fa titolo solo quando va in onda uno speciale sulla ricerca.

C’è l’abuso dei titoli di studio. C’è chi ti chiama dott. tirando a caso per compiacerti. C’è invece chi si registra dott. sui siti web per seminare il dubbio (ché col cliente è sempre utile) millantando grazie ad uno sbaglio altrui. Millantato.

C’è chi infine ti tira un siluro via raccomandata piombata di scritte bold ma fa l’errore di chiamarti Egr. Sig.

Non ci siamo. Proprio non ci siamo.

Enzo Biagi

E’ morto Enzo Biagi. Tra i Commenti a caldo quello più vicino alla percezione che ho di Biagi è quello di Michele Serra:

Il titolo del suo programma di maggiore impatto e di maggiore ascolto non per caso fu “Il fatto”, una sorta di rivendicazione asciutta della materia prima del giornalismo. Usava la televisione come un foglio di carta, ovviamente conoscendone la potenza centuplicata, ma ignorandone ostentatamente tutto l’armamentario di effetti, il linguaggio pletorico e/o aggressivo, la rumorosità e la lucentezza eccessiva.

(Via Repubblica.it.)

Mi viene in mente un toccante racconto, pescato dagli archivi RAI di qualche vecchio blob, del ritorno a Bologna dopo la fine della seconda guerra mondiale, vagando tra le macerie e ritrovando i volti degli amici sopravvissuti.

La costanza di un mezzofondista, scritti e libri su ogni epoca del novecento italiano. Un registratore dalle opinioni a volte prevedibili ma che non ha mai perso un colpo, con una sola eccezione.

Le parole sono importanti

Pago, pretendo:

non sarebbe ora di rimuovere quell’inutile e macchinoso “acca-ti-ti-pi-duepunti-barra-barra” dagli indirizzi dei siti web? O almeno sostituirlo con un’acca e basta, se siete di quelli che stanno già per obiettare che serve per eccetera?

(Via Wittgenstein via PhonkEio.)

Luca si lamenta, oltre che di cose sensate (la scomparsa dei codici regionali sui DVD) anche di cose insensate come l’abolizione del prefisso di protocollo http://.

Siamo di quelli che obiettiamo che serve per eccetera ma lo facciamo argomentando: Internet è fatta di protocolli, non di solo web. Da un web browser si possono attivare molte cose carine come ftp, telnet, news e molto altro (hai presente skype?). In un indirizzo web devi aggiungere con quale mezzo vuoi arrivarci: nave? dirigibile? aviogetto? Piccione viaggiatore? Telefono? Ecco, a quello serve l’indicazione del protocollo.

Non lo puoi omettere, non lo puoi abbreviare, perché il resto del mondo usa un’altra convenzione. Il browser tenda di azzeccarci se tu lo ometti ma non è un aiuto che si possa generalizzare a regola universale.

Sarebbe come tornare a togliere il prefisso telefonico per le chiamate urbane ora che lo abbiamo faticosamente inglobato nel numero causa groviglio di operatori fissi e mobili. Comodo se chiami in città, scomodo se devi spiegarlo a chi chiama da fuori. Io non ho nostalgia di zeroseiperchichiamadafuoriroma. E tu?

Discorso diverso per l’eliminazione del www. L’indicazione del www all’interno dell’indirizzo è un aiuto per gli umani, mentre il protocollo è una condizione indispensabile per i computer. Quando il web era appena nato ed era minoritario rispetto a gopher, ftp e telnet, era gentile spiegare che un certo indirizzo portava ad una pagina web. Oggi c’è chi è convinto che non sia più necessario.

Questo post aderisce alla prosa sbarazzina di Vanity Fair.

Google: statistica come surrogato della semantica

Segnalo due notizie sulla strategia di Google per catturare le informazioni dai video e sul lancio di un nuovo motore per le traduzioni. La strategia è caratterizzata da un uso comune di metodi statistici, cosa che a Google riesce bene grazie all’enorme mole di dati di cui può disporre

La prima notizia è riportata in un’intervista di InfoWorld a Marissa Mayer, vice presidente Search Products & User Experience: Google sta lavorando ad un nuovo motore di speech-to-text che si basa sulla statistica raccolta durante le chiamate al numero telefonico di assistenza tecnica:

The speech recognition experts that we have say: If you want us to build a really robust speech model, we need a lot of phonemes, which is a syllable as spoken by a particular voice with a particular intonation. So we need a lot of people talking, saying things so that we can ultimately train off of that. … So 1-800-GOOG-411 is about that: Getting a bunch of different speech samples so that when you call up or we’re trying to get the voice out of video, we can do it with high accuracy.

Il risultato dovrà servire per implementare la ricerca all’interno dei video, che ora avviene tramite metadati.

memestruo

Chi mi conosce dietro le quinte sa che l’argomento mestruazioni è un mio cavallo di battaglia allorché scatta il momento dell’umorismo greve, quello che Elio ha rappresentato egregiamente in Silos e Essere Donna Oggi.

Ho perciò raccolto volentieri l’invito di Elena (poi con qualche ripensamento secondo me immotivato) a rimpallare l’argomento nella blogopalla, immaginando di raccontare qualche iperbolica esagerazione a base di autobotti di mestruo.

Poi ho ripensato al meccanismo, quello che dovrebbe far scattare la risata quando ti va fatta bene: serve l’atmosfera giusta, qualche mente benpensante, la deriva di una serata in battutacce e possibilmente un complice. Perché lo scopo non è parlare effettivamente di liquidi corporei ma di cogliere impreparati gli interlocutori, tra lo stupito e l’imbarazzato e rilanciare la palla con una similitudine sproporzionata. L’accoppiata liquidi biologici + sfera intima è condizione necessaria ma non sufficiente, manca il feedback dei presenti, quello che ti fa capire se ti tirano le scarpe sulla nuca o se scoppiano a ridere.

Ci vuole una TwitterWine o una TwitterBeer ben rodata per costringermi a rivelare il nesso fra l’argomento in esame e un Boeing 747, il Titanic e i bollitori fischianti del 1995, ad esempio. Un aperitivo potrebbe invece bastare a narrare di come dieci obiettori di coscienza riuscirono a mappare segretamente i cicli delle dieci educatrici con cui lavoravano prevedendone gli sviluppi futuri meglio del mago Otelma. Magari ci scappa pure un blog su quell’anno incredibile.

Poi mi è caduto l’occhio sull’intensità raggiunta dal meme, ho guardato la prima pagina di Blogbabel e i tag di ricerca:

Ricerche mestruazioni su Blogbabel

Grazie a:

Phonkmeister / Aprile è il mese piu’ crudele / Uccidi un grissino: salverai un tonno / The Stone Soup blog / stellakeride / Succede@catepol / La persona depressa / Remyna’s blog / Storiedime tumblr / Storie di me / Kokopelli – Il blog di Vincenzo Caico / A typesetter’s day 3.0 / Aaaaaaaaugh! / Millablog / La pupa c’ha sonno / Grazia / Maestrini per caso / Sw4n, life through a mac / Let’s live for today still striving for tomorrow / Cinemax, un posto in prima fila e un’occhiata dall’ultima / Stefano “Free.9” Scardovi blog / Sciura Pina
/ Il fancazzista / Haramlik

le mestruazioni hanno superato il Partito Democratico. Indubbiamente c’è qualcosa che fa da collante, da ingrediente social anche in questo ambito.

Leggendo i molti link, alcuni di fretta, altri più approfonditamente, viene fuori tutto quel biological divide che teneramente sancisce i ruoli tra i maschi e le femmine. Da un lato una sofferenza oggettiva ma soggettiva, uguale ma diversa per ogni donna, imprevista e prevedibile, accettata malgrado tutto come parte del grande cerchio della vita, dall’altra il maschio-fuco che subisce non capendoli gli effetti degli sbalzi ormonali, che se ne sta talvolta in disparte e talvolta accanto alla sua compagna, non tanto diversamente da quando passeggia fuori dalla sala parto perché più di quello è difficile inventarsi.

Il ciclo mestruale con tutti i suoi sinonimi (alcuni dei quali impararti in questa occasione) rivela un lato ineffabile del mondo femminile che unisce, solidarizza, è al tempo stesso intimo ma condiviso, soggiace alla battute ma risponde a tono. E soprattutto non ha un corrispettivo nel mondo maschile. Non credo che ci sia nulla, nella sfera del corpo e del sé che possa scatenare un meme come questo nel mondo maschile, neanche il sempreverde dibattito fra pennello e lametta contro rasoio elettrico.

Leggendo i post di oggi ho imparato un sacco di cose e di punti di vista. Non ultima una bella dose di mestruo-ironia e di umanizzazione di tutta la faccenda. Elena, hai fatto benissimo. M’avete spuntato le armi, ragazze. E adesso? Chi lo dice al Titanic?

Arriva Leopard

Tiger non poteva avvalersi degli annunci in diretta Twitter:

Time to start up the 10.6 rumor machine.

Via Twitter / John Gruber

Esce il 26 ottobre. Cominciamo a togliere l’essenziale, fare l’ultimo backup prima di Time Machine. Ordinare nuova ram o pensare se cambiare macchina direttamente.

E naturalmente aspettiamoci la 10.5.1 qualche giorno dopo…

Social network survival

quando vedo 20 replay in 5 minuti ad un mio twitt quasi tutti di followers che non seguo penso che sto usando male questo strumento.

(Via Twitter / mante:.)

Quando Massimo Mantellini ha scremato la sua lista di amici su Twitter ci siamo trovati in un certo numero a fare reply verso il nulla metafisico. Massimo ha scelto di selezionare una cerchia ristretta di amici da cui ricevere aggiornamenti e di seguire il resto dei suoi followers solo attraverso le replies, le “risposte” che si possono dare con la formula @username che di recente Twitter elenca in una sottopagina apposita.

L’esperimento ha mostrato, grazie al seguito che ha Massimo, un altro lato di un social network di successo come Twitter, un lato che ne evidenzia i limiti tecnici e sociali. Con il metodo delle replies, l’utente può se vuole e se si ricorda sapere quali frasi gli vengono rivolte. Si tende tuttavia a perdere il sincronismo tipico di questo mezzo e la simmetria peer-to-peer del twit fra una coppia di friends reciproci.

La cosa mi aveva scaturito una serie di riflessioni che, sia ben chiaro, non sono rivolte a Massimo in particolare, ma che fanno parte delle elucubrazioni che vengono in mente a forza di praticare un mezzo addictive come Twitter. E lascio stare per ora la questione Google-Jaiku.

Quanto traffico nei blog?

The truth about traffic on the Internet:

I don’t want a big audience. I want a smart audience. So far I’ve gotten exactly that from TechMeme.

If I wanted a big audience I’d go write a Paris Hilton blog or something like that.

(Via Scobleizer – Microsoft Geek Blogger.)

Sembra che il dibattito sull’essere in cima alle classifiche senza per questo avere numericamente un alto traffico secondo le metriche 1.0 tocchi anche le blogstar d’oltreoceano.

La risposta di Scoble mi piace molto e spero che contribuisca a diffondere le idee rivoluzionarie di coda lunga, di percolamento delle informazioni nella rete sociale e di abbandono dell’idea di VIP/blogstar come accentratore di traffico.

Quello che conta è il fluire delle informazioni da un blog all’altro, magari passando da un tumblr o da un twit, da una casetta all’altra della rete.

L’altra sera mi sono trovato ad una cena privata per le ultime battute della primarie del nascente Partito Democratico. Pubblico di età media superiore alla mia, misto di amici ed élite locale, alfabetizzato al punto giusto da venire invitato via mail ma non di più. Non mi stupisco di non sentire pronunciare la parola Internet o Blog dall’oratore. Passate le domande di rito (come si vota, come avviene lo scorporo, etc.) si forma un capannello per proseguire la discussione.

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