Lunghezze caratteristiche e comportamenti medi

Antonio scrive delle analisi caustiche interessanti ma che mi finiscono sempre nel tag “da leggere” di Google Reader perché sono troppo lunghe.

Sono convinto (anche autobacchettandomi) che i post debbano avere una loro lunghezza tipica. Qualcosa più degli atomi di tumblr e molto meno delle macromolecole dei trattati di suz (Suz, dovresti provare uno dei plugin che aggiungono il conteggio parole al titolo del post).

Non è una regola ma ci va molto vicino. Diciamo una best practice che nasce da come io leggo i blog: tanti, troppi feed aggregati che promuovono una lettura frettolosa e a salti. Non è una cosa buona in sé (infatti mi manca una lettura approfondita) solo un dato di fatto di un certo modo, credo condiviso, di essere blogger.

Sono anche convinto che ci siano dei tratti comuni tra le varie espressioni del web 2.0 ma che non siano propri dei mezzi scelti quanto piuttosto dell’uso sociale che ne viene fatto.

Non conta quanto buoni siano gli aperitivi del bar fighetto, conta quanti amici ci vanno. Se vanno nell’osteria laida finisce che ci vai anche tu e non ne potrai più fare a meno.

Less is more non è solo un dettame simil-zen, ma forse il frutto di una somma di comportamenti. Scegliere una piattaforma con meno feature, rinunciare ad una possibilità come quella di scrivere post lunghi, può essere una scelta forzata o anche solo “caldamente invitata” dalla comunità. Vi ricorda niente coltura microbica?

In fisica teorica gli integrali di cammino sono uno shock illuminante secondo solo alla scoperta della Meccanica Quantistica. Anche in meccanica classica la Lagrangiana può nascere come minimo del funzionale lineare ma alla fine è un “binario” ottenuto in maniera deterministica. Una misura di probabilità ottenuta sommando tutti gli stati possibili è invece una similitudine più adatta a quello che ci sta succedendo sulla rete.

Credo che ci tornerò più avanti, con maggiore dotazione di caffeina.

Un paese normale

In un paese normale le crisi di governo non si portano da Vespa.

In un paese normale se ti indagano non attacchi la magistratura: chiedi di fare chiarezza al più presto.

In un paese normale non dici “al voto subito”, dici: finite le indagini su di me (e in fretta, non ho niente da temere) e poi votiamo subito dopo, se è ancora il caso.

In un paese normale non devi fare i conti con una legge elettorale che il paese lo paralizza, votata a maggioranza poco prima delle elezioni da chi si fa le leggi su misura (e ci prende gusto pure).

In un paese normale non fai lotte di campanile, cerchi di risanarlo questo paese malconcio.

In un paese normale ci sarebbe uno straccio di dignità.

Ma siamo in Italia. Mica cazzi.

Passeremo da indagati matrimoniali ad un condannato prescritto. Un affarone.

Non ce la meritiamo la democrazia. Facciamo come Alitalia: diamo tutto in gestione ai francesi. Con Air France sta funzionando. Pare.

1998-2008: 10 anni di keynote

Manca poco più di un’ora al keynote di Steve Jobs con le novità Apple per il 2008. La solita tempesta di ipotesi si impenna fino all’ultimo. Tutti aspettano un subnotebook, un qualche oggetto fantascientifico, lo sbarco su Marte.

Guardando l’ultima cifra dell’anno in corso mi rendo conto che sono ormai 10 orbite terrestri da quando ho iniziato a seguire i Keynote di Steve. Crescente eccitazione prima e durante, discussioni peggio dei processi calcistici subito dopo. Ognuno a proiettare su Apple le aspettative più improbabili. I commentatori e Apple stessa a convincerti che erano prioritari passi fondamentali, milestones, come il consolidamento di standard industriali: USB al posto di ADB, QuickTime versione 3 (era il 1998, appunto), fino a Mac OS X in tutte le sue incarnazioni.

Ora Apple è pienamente risanata, carica di liquidi e capitali per produrre innovazione a più non posso. E’ addirittura quasi monopolista nel mercato della musica e dell’entertainment, fa scelte meno “affascinanti” e più strategiche. Ha masse di nuovi fan dall’atteggiamento meno da adepto e più da fan dalla delusione facile.

Strano panorama, vorrei tornarci con più calma.

Eppure il Keynote è un momento importante, il momento più alto della comunicazione Apple, come spiega molto chiaramente Antonio nel suo libro Emozione Apple, da cui si capisce ben più dei dettagli tecnici e markettari di cui si riempirà il sito ufficiale a keynote concluso. Dove Steve mette l’accento, anche se non ti spiega tutte le feature dei nuovi prodotti, quello è il baricentro della nuova strategia, il fulcro dell’innovazione. Che piaccia o meno, che lo compriate o meno.

Non vedo l’ora di commentare il filmato in differita con gli amici stasera. Alle 18 ho un appuntamento importante, niente diretta.

Buon live coverage, ragazzi. Vi invidio.

Un video sulla data portability

There’s a fantastic video up about DataPortability . It’s a nice…:

There’s a fantastic video up about DataPortability. It’s a nice way of getting the message out to non-technical people about what portable social networks are all about.

(Via Tom Morris.)

Che al solito vale più di mille parole. Già che c’è spiega la differenza fra HD e no (usare l’apposito pulsante).

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Buona fine e buon principio e…

…tutta questa specie di cose.

Siamo momentaneamente trattenuti da un cocktail costituito da ferie (10%), figli, (50%), febbroni a 39 (30%), otiti (10%), acetoni (10%), ricadute dei febbroni (35%), mancanze di sonno (daria, 200%).

Il tutto rigorosamente agitato, non mescolato.

Il candidato spieghi con parole sue perché le percentuali danno somma assurda.

Buon anno, ragazzi.

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Moralismi

Il limpido rapporto tra giudici e giornali
Sui contenuti si può esercitare chiunque, e ce n’è: ma io chiedo ancora, i nastri con le registrazioni delle telefonate di Berlusconi e Saccà coperte da segreto le lascia un cancelliere del tribunale sotto lo zerbino a Repubblica, o mandano un fattorino con le ordinazioni insieme a quelle delle pizze? (O il telefono di Saccà è deviato direttamente sul centralino del gruppo l’Espresso, così facciamo prima?)

Caro Luca,

dentro di me c’è un moralista dibattitologo, spaccatore di capelli in potenze crescenti di 2n. Difesa della privacy, dei princìpi, della correttezza dell’informazione, del garantismo contro le fughe di notizie te ne posso dare quanti ne vuoi alla prossima Kinder.

Tuttavia abitiamo in un paese di merda, abitato da furbi che pensano di vivere in mezzo ad altri furbi e si attrezzano con coltello fra i denti a combatterti, parcheggiarti in tripla fila e sorpassarti a destra sulla corsia d’emergenza tagliando la strada alle ambulanze.

Il paese dei furbi ha eletto un furbo-capo, padrone di un impero mediatico, che per un certo numero di anni si è fatto i comodi suoi, facendosi scrivere le sue leggi dai suoi avvocati, controllando la televisione pubblica mentre il giornale di famiglia ci dava dentro con scoop e rivelazioni contro gli avversari.

Si dà il caso che il mestiere del giornalista sia uno sporco lavoro e qualcuno debba pur farlo. Quando ti ritrovi un’intercettazione tra un (ex) presidente del consiglio e il direttore di rai fiction che conferma nero su bianco (e audio su silenzi) ciò che è sempre rimasto nel limbo di diceria non provata, cosa fai, non la pubblichi?

Anche il dissezionatore di capelli qui scrivente non avrebbe avuto il minimo dubbio.

Il furbo-capo è stato sorpassato a destra sulla corsia di emergenza. L’ambulanza ha ceduto il passo.

E’ un paese di merda abitato da furbi, Nano. Dovresti saperlo. Credimi, mi sto sciogliendo in lacrime.

Nano-nano.

It was 5 years ago today

Cinque anni fa questo blog vedeva la luce a partire dalla voglia di giocare con Radio, della prima intuizione sulla pubblicazione personale online e soprattutto dalla voglia di rispondere per le rime a Gianluca Neri che in un 42 di Clarence se la prendeva con i doppiatori italiani.

In 5 anni Clarence è scomparso, il sottoscritto ha messo su famiglia (la cui avventura à narrata nell’unico dei nostri blog che vale la pena leggere) e questo blog è rimasto in piedi nonostante tutto, privo dell’ABC del buon blogger, dal blogroll ad un minimo sindacale di decenza nella regolarità dei post.

A questo punto avrei la patente per dire la famosa frase che ho sempre letto sui blog più famosi:

ho conosciuto un sacco di gente interessante, sono circolate un sacco di idee, etc.

e invece devo ammettere più onestamente che la maggior parte delle cose le ho imparate nell’ultimo anno, quando la partecipazione attiva ad una rete sociale e al mio primo barcamp ha sostituito le elucubrazioni teoriche. Ho effettivamente imparato un sacco di cose ma elencarle freddamente mi dava l’impressione delle perle di saggezza di Renzo nel finale de I Promessi Sposi.

Meglio una serie di post. Del confronto 1.0 vs. 2.0 ho piena la draft folder. Devo solo cominciare a svuotarla, un posticino alla volta.

Sarà un caso che ho finito La Coda Lunga pochi minuti fa? Sarà un caso che sono in piena dissenteria? Mi voglio decidere a parlare dei doppiatori?

Ai posteri l’ardua sentenza. Frattanto grazie a tutti di essere passati di qua, su un blog che io non leggerei mai.

Apple banqueting

Tre giorni fa sono stato ad un seminario di Apple Italia riservato a clienti selezionati.

L’occasione era presentare le funzionalità di podcast producer di Mac OS X 10.5 Leopard server. Nessun segreto rivelato, com’era da aspettarsi, ma un’ottima presentazione, dai toni rilassati e colloquiali, quasi del tutto priva di enfasi markettara che mi ha risparmiato una lunga analisi della documentazione di Leopard server.

Non era per blogger ma è come se lo fosse stato. Si sono toccati aspetti da coda lunga (democratizzazione dei mezzi di produzione, contenuto multicanale destinato a nicchie diverse, etc. Non diro’ altro: tutte le slide erano targate apple confidential). Un seminario per gettare semi per altri incontri one-to-one a richiesta.

Una formula che ha funzionato: poche persone (15-20) di estrazione omogenea, tempo una mattina (giusto ma senza abbondare) per ascoltare e domandare, confrontarsi con gente conosciuta ed essere trattati alla pari anche dai vertici di Apple Italia cui chiedere lumi per i propri progetti. Alcune domande hanno trovato risposta, altre sono state elegantemente rinviate ad incontri di approfondimento.

Mi chiedo come sarebbe stato un incontro del genere dedicato ai blogger, che tenesse sapientemente in conto il potere di “divulgazione critica” della blogosfera più periferica.

Il buffet (anzi, il banqueting come recitava il marchio sui tovaglioli) era favoloso e ha fatto da collante per la parte più social, condita dalla solita atmosfera surreale da “ti conosco da una vita e ti saluto con un cenno del capo”. Valeva il viaggio nella nebbia in pieno sciopero dei TIR.

P.S.: il blocco appunti omaggio verrà devoluto in beneficenza.

Il Corriere e la Gibson Robot

Due giorni fa è uscita la Gibson Robot, la chitarra che si accorda da sola: è una chitarra dotata di sensori di intonazione e motori sui piroli per mantenere la giusta tensione sulle corde anche durante l’esecuzione, risparmiando lo sforzo di accordarla di tanto in tanto.

Grazie alla memorizzazione di diversi preset, la Gibson Robot permette di passare da un tipo di accordatura ad un altro girando un’apposita manopola. L’ovvia conseguenza è di poter eseguire uno dopo l’altro brani che prevedono accordature diverse risparmiando tempo o evitando di predisporre un secondo strumento con l’accordatura desiderata. Ua trovata decisamente comoda: nulla di stupefacente in piena era informatica, nulla che impedisca di chiedere 2500 dollari per la prima serie limitata.

Veniamo alla fonte: ho letto la notizia sul tumblr di .mau. che riprende l’articolo del corriere facendogli le pulci sull’accordatura aperta.

Incuriosito dal nesso accordatura aperta – bravura del chitarrista sono andato a controllare sul sito ufficiale. Nella sezione story, incredibilmente ben tradotta anche in italiano, ci sono tutte le informazioni riassunte nell’articolo del corriere (poi integrate con un paio di dichiarazioni del guardian). In particolare c’è una pagina dedicata alle accordature aperte con l’elenco di brani famosi che ne fanno uso (e relativi link verso iTunes e Amazon per l’acquisto):

Sono accordature, dalle configurazioni più collaudate ad alcune più radicali e originali, che hanno aiutato molti grandi artisti a emergere nel corso degli anni e possono rappresentare un mezzo rapido con cui il chitarrista agli inizi della carriera può catturare l’attenzione dei suoi spettatori. La possibilità di variare spesso le accordature consente di accedere facilmente a strutture melodiche insolite o a parti in autoaccompagnamento che possono risultare estremamente difficili da ottenere con accordature tradizionali.

Non sono accordature per i musicisti più bravi: sono addirittura adatte a fare emergere musicisti agli inizi della carriera. Rendono più facili dei brani altrimenti difficili per arrangiamento e struttura melodica. Naturalmente i brani citati provengono dall’elenco del sito Gibson che fornisce maggiori dettagli sulle relative accordature.

Il Corriere non ha fatto un bruttissimo lavoro in realtà: ha riassunto a modo suo i contenuti di due fonti, di cui una in italiano, un po’ come si faceva con le ricerche alle medie. Si capisce benissimo che la giornalista non ha parlato con nessuno di Gibson in persona, che non ha provato la chitarra e non mi ha citato Paul McCartney (Gibson invece sì!); ha meritevolmente inserito i link alle fonti, in rispetto dello spirito 2.0 del giornale.

In un blog si sarebbe lasciata parlare la fonte: due righe di segnalazione, link alla fonte, blockquote a seconda dei gusti e commento finale. In un giornale mainstream si impasta e si serve l’omogeneizzato. E il sapore della notizia se ne va.

Luttazzi: esagerazioni

[via Viral Video Chart]

Mi accodo al coro di commenti sulla cancellazione del programma di Luttazzi su La7.

Seguo Luttazzi dai tempi di Magazine 3 il sabato sera tardi, quando si stava ancora a casa. Mi piace l’umorismo greve quando è contestualizzato nel surreale. C’è stato un tempo in cui Daniele mi ha fatto sbellicare (il primo Sesso con Luttazzi), un altro in cui mi ha fatto sorridere, poi ha cominciato a esagerare.

Esagerare con la grevità. Da satira surreale a parolacce e basta (detto da uno che non ne lesina alcuna).

Esagerare con l’ispirazione. Prendere di peso modi e tempi di Letterman è fin troppo evidente appena prende un po’ di piede la tv satellitare e cominci a conoscere il mondo.

Esagerare con l’esagerazione. La sparo più grossa di prima, funziona sempre. E invece non funziona. Non fa più ridere, neanche amaramente. Bene che vada fa riflettere.

Riflettere è un bene: su un paese in cui basta toccare papi, santi, orifizi ed escreti perché vada in escandescenza. Le modalità scelte per andare in escandescenza sono illuminanti.

Nota: quest’ultima notizia proviene dalla fonte diretta di daniele luttazzi e non ha ancora conferma da altre fonti.

Aggiornamento: Luttazzi ha dichiarato la stessa cosa a Repubblica.it e ha raccontato sul suo blog di una smentita che non smentisce.

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